martedì 21 gennaio 2014
domenica 19 gennaio 2014
IL CASTELLO DI PESCHIERA BORROMEO
L'Antico Castello.
Il castello di Peschiera Borromeo è il più antico possedimento lombardo dell'antica famiglia Borromeo, originaria di San Miniato in Toscana. Mercanti e banchieri, i Borromeo si trasferirono in Lombardia per seguire le loro attività commerciali e, nel 1432, Vitaliano Borromeo ottiene dal duca Filippo Maria Visconti il permesso di fortificare il complesso agricolo pre-esistente, che divenne così un castello. Nell'ultimo ventennio del XVI secolo, il castello di Peschiera fu interamente restaurato da Renato Borromeo, fratello di quel Federico che, divenuto cardinale, è ricordato dal Manzoni ne "I promessi sposi". Fu Renato ad imprimere all' edificio il suo presente carattere residenziale a discapito di ogni precedente aspetto militaresco. Il castello Borromeo è uno dei pochi tuttora circondato da un fossato pieno d' acqua così come era stato scavato più di cinque secoli fa.
Photo by Dario Barbi e Paolo Penna
Come arrivare al castello di Peschiera Borromeo: CLICCA QUI
Per ulteriori informazioni: CLICCA QUI
Il castello di Peschiera Borromeo è il più antico possedimento lombardo dell'antica famiglia Borromeo, originaria di San Miniato in Toscana. Mercanti e banchieri, i Borromeo si trasferirono in Lombardia per seguire le loro attività commerciali e, nel 1432, Vitaliano Borromeo ottiene dal duca Filippo Maria Visconti il permesso di fortificare il complesso agricolo pre-esistente, che divenne così un castello. Nell'ultimo ventennio del XVI secolo, il castello di Peschiera fu interamente restaurato da Renato Borromeo, fratello di quel Federico che, divenuto cardinale, è ricordato dal Manzoni ne "I promessi sposi". Fu Renato ad imprimere all' edificio il suo presente carattere residenziale a discapito di ogni precedente aspetto militaresco. Il castello Borromeo è uno dei pochi tuttora circondato da un fossato pieno d' acqua così come era stato scavato più di cinque secoli fa.
Photo by Dario Barbi e Paolo Penna
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sabato 18 gennaio 2014
IL TRAMONTO DI UN' EPOCA
Il Tramonto di un'epoca.
Una dopo l'altra, lentamente ma inesorabilmente, le antiche cascine vengono abbandonate e consegnate all'oblio e al logorio del tempo. Oppure abbattute dalle ruspe per fare spazio a capannoni industriali e a nuovi insediamenti urbani, destinati, per la maggior parte, a rimanere inutilizzati. Ma questo non è importante. La new economy, così credo la chiamino, funziona così. L'importante è fare girare il denaro, ovviamente nelle tasche di pochi. E' la fine di un'epoca, ora è tempo della globalizzazione, quell'intelligentissimo e sofisticato meccanismo per cui ci devono convincere che è più vantaggioso importare patate dal Vietnam o basilico dal Messico, piuttosto che coltivarlo sulle nostre terre. E' l'inizio della fine, il punto di non ritorno. Ma nessuno se ne accorge, nessuno protesta, nessuno muove un dito. Siamo stati lobotomizzati, svuotati di ogni interesse nei confronti del bene pubblico, ma anche questo faceva parte del piano. Ora, non ci resta che assistere impotenti alla cementificazione selvaggia, all'abbattimento delle foreste, all'inquinamento delle falde, all'avvelenamento dell'aria, all'estinzione delle specie animali. Tutto in nome del progresso, della modernità e della globalizzazione. Che tristezza...
Photo by Paolo Penna. ALTRE MIE FOTO SUL BLOG FOTOIMMAGINI
Una dopo l'altra, lentamente ma inesorabilmente, le antiche cascine vengono abbandonate e consegnate all'oblio e al logorio del tempo. Oppure abbattute dalle ruspe per fare spazio a capannoni industriali e a nuovi insediamenti urbani, destinati, per la maggior parte, a rimanere inutilizzati. Ma questo non è importante. La new economy, così credo la chiamino, funziona così. L'importante è fare girare il denaro, ovviamente nelle tasche di pochi. E' la fine di un'epoca, ora è tempo della globalizzazione, quell'intelligentissimo e sofisticato meccanismo per cui ci devono convincere che è più vantaggioso importare patate dal Vietnam o basilico dal Messico, piuttosto che coltivarlo sulle nostre terre. E' l'inizio della fine, il punto di non ritorno. Ma nessuno se ne accorge, nessuno protesta, nessuno muove un dito. Siamo stati lobotomizzati, svuotati di ogni interesse nei confronti del bene pubblico, ma anche questo faceva parte del piano. Ora, non ci resta che assistere impotenti alla cementificazione selvaggia, all'abbattimento delle foreste, all'inquinamento delle falde, all'avvelenamento dell'aria, all'estinzione delle specie animali. Tutto in nome del progresso, della modernità e della globalizzazione. Che tristezza...
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LA MILANO TRA IL PASSATO E IL FUTURO
La fontana di Corso Como.
Una delle vie più famose di Milano, completamente rimessa a nuovo, in cui il passato e il futuro della città si intrecciano in pochi metri. Infatti, se da un lato del corso si staglia Porta Garibaldi, uno degli antichi accessi della città meneghina, allora circondata da mura e bastioni, dall'altro svettano i moderni grattacieli del "progetto Garibaldi". Tutto questo si può osservare sorseggiando un drink in uno dei tanti locali che animano il corso che, negli ultimi anni, è diventato uno degli epicentri della movida milanese. Il nome del corso si deve al fatto che da qui partiva l'antica strada che conduceva alla città lariana. Nella foto, una delle nuove fontane installate per l'abbellimento della via.
Photo by Paolo Penna.
Una delle vie più famose di Milano, completamente rimessa a nuovo, in cui il passato e il futuro della città si intrecciano in pochi metri. Infatti, se da un lato del corso si staglia Porta Garibaldi, uno degli antichi accessi della città meneghina, allora circondata da mura e bastioni, dall'altro svettano i moderni grattacieli del "progetto Garibaldi". Tutto questo si può osservare sorseggiando un drink in uno dei tanti locali che animano il corso che, negli ultimi anni, è diventato uno degli epicentri della movida milanese. Il nome del corso si deve al fatto che da qui partiva l'antica strada che conduceva alla città lariana. Nella foto, una delle nuove fontane installate per l'abbellimento della via.
Photo by Paolo Penna.
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venerdì 17 gennaio 2014
LA MILANO SEGRETA
La Milano Segreta.
Antichi portoni celano cortili e giardini. E' la Milano segreta, quella che non si vede e che appare sempre di striscio.
E' la Milano che non ci mette
la faccia, quella più timida e riservata. Qui siamo in zona Navigli, nel Vicolo delle lavandaie, uno degli angoli più caratteristici della metropoli meneghina.
Photo by Paolo Penna
Antichi portoni celano cortili e giardini. E' la Milano segreta, quella che non si vede e che appare sempre di striscio.
E' la Milano che non ci mette
la faccia, quella più timida e riservata. Qui siamo in zona Navigli, nel Vicolo delle lavandaie, uno degli angoli più caratteristici della metropoli meneghina.
Photo by Paolo Penna
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martedì 14 gennaio 2014
AL CALAR DELLA NEBBIA
Al calar della nebbia.
Scende improvvisa, accompagnata da un freddo pungente. In un attimo, il sole, che fino a pochi istanti prima regnava nel cielo, si fa pallido. Tutto, intorno, muta e si trasforma. La realtà si fa opaca e con la sua patina avvolge anche i nostri pensieri e le nostre sensazioni. Tra poco sarà buio e la nebbia prenderà il sopravvento. E ora di cercare riparo fino al sorgere del nuovo sole.
Campanile di Mirazzano, Parco Agricolo Sud Milano, Peschiera Borromeo, Milano.
Photo by Paolo Penna
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LITTLE OCEAN
Little Ocean.
La pioggia battente e i riflessi di un lampione ingannano i sensi e, quella che in realtà altro non è che una piccolo pozzanghera, si tramuta per un istante in un mare in burrasca al chiaro di luna.
Photo by Paolo Penna.
La pioggia battente e i riflessi di un lampione ingannano i sensi e, quella che in realtà altro non è che una piccolo pozzanghera, si tramuta per un istante in un mare in burrasca al chiaro di luna.
Photo by Paolo Penna.
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lunedì 13 gennaio 2014
THE HUNTER
The Hunter.
Al calar del sole le gerarchie del cielo mutano. Gli uccellini smettono di cinguettare e tutto, intorno, si fa immobile e silenzioso. E'l'ora dei cacciatori e delle loro sventurate pedre. Una lunga notte sta per cominciare e all'alba qualcuno mancherà all'appello. Un falchetto si prepara alla caccia. Parco Agricolo Sud Milano.
Photo by Paolo Penna
Al calar del sole le gerarchie del cielo mutano. Gli uccellini smettono di cinguettare e tutto, intorno, si fa immobile e silenzioso. E'l'ora dei cacciatori e delle loro sventurate pedre. Una lunga notte sta per cominciare e all'alba qualcuno mancherà all'appello. Un falchetto si prepara alla caccia. Parco Agricolo Sud Milano.
Photo by Paolo Penna
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IL PENSIERO DELLA PIUMA
Il pensiero della piuma.
Come eri bello visto da lassù, dove l'immenso appariva meno immenso, dove gli orizzonti non incontravano ostacoli, lassù, dove le nuvole si respiravano e i venti ci conducevano, lassù... Questo penserei se fossi questa piuma, caduta a terra, guardando il sole, qui, dove l'immenso è ancora più grande, dove gli orizzonti son ombre dei muri, qui, dove le nuvole ci calpestano e i venti ci frustano, qui...
Photo by Paolo Penna.
ANTICA TENUTA ROVERBELLA
Antica Tenuta Roverbella.
Parco Sud Milano. Agriturismo Tenuta Roverbella. Roverbella deve il suo appellativo al latino roverem bellam, bella quercia, ma anche forte e bella dal latino robur-roburis. La presenza in antichità di foreste di roveri e scavi archeologici nella zona, che hanno riportato alla luce oggetti gallici risalenti al III sec. AC (ora conservati al Castello Sforzesco), fanno ipotizzare un insediamento celtico anche a Roverbella sul limitare delle foreste di roveri o in una radura all'interno della foresta stessa, luogo ambito dai Celti. Allo stesso modo la centuriazione romana, ossia la suddivisione territoriale in riquadri di 710 m di lato e altri ritrovamenti di reperti dell'epoca romana (monete, vasi, frammenti metallici) autorizzano a pensare che anche a Roverbella vi fosse un insediamento romano. Oggi la tenuta è diventata un agriturismo dove si mangia divinamente in un ambiente dal sapore di tempi lontani.
Photo by Paolo Penna.
Parco Sud Milano. Agriturismo Tenuta Roverbella. Roverbella deve il suo appellativo al latino roverem bellam, bella quercia, ma anche forte e bella dal latino robur-roburis. La presenza in antichità di foreste di roveri e scavi archeologici nella zona, che hanno riportato alla luce oggetti gallici risalenti al III sec. AC (ora conservati al Castello Sforzesco), fanno ipotizzare un insediamento celtico anche a Roverbella sul limitare delle foreste di roveri o in una radura all'interno della foresta stessa, luogo ambito dai Celti. Allo stesso modo la centuriazione romana, ossia la suddivisione territoriale in riquadri di 710 m di lato e altri ritrovamenti di reperti dell'epoca romana (monete, vasi, frammenti metallici) autorizzano a pensare che anche a Roverbella vi fosse un insediamento romano. Oggi la tenuta è diventata un agriturismo dove si mangia divinamente in un ambiente dal sapore di tempi lontani.
Photo by Paolo Penna.
venerdì 10 gennaio 2014
FUCK YOU GIORGIA!
Fuck You Giorgia!
Le nuove bottiglie della Coca sono sempre di plastica e inquinano tanto quelle vecchie. Ma, piccola soddisfazione, ora posso dare un nome a colei che ha lanciato questa in un fosso, nel cuore della campagna. E a lei, dal profondo del cuore, voglio dire: Giorgia, ma vaffanculo!
Photo by Paolo Penna.
giovedì 9 gennaio 2014
IL TRAMONTO DI UN'EPOCA
Il Tramonto di un'epoca.
Una dopo l'altra, lentamente ma inesorabilmente, le antiche cascine vengono abbandonate e consegnate all'oblio e al logorio del tempo. Oppure abbattute dalle ruspe per fare spazio a capannoni industriali e a nuovi insediamenti urbani, destinati, per la maggior parte, a rimanere inutilizzati. Ma questo non è importante. La new economy, così credo la chiamino, funziona così. L'importante è fare girare il denaro, ovviamente nelle tasche di pochi. E' la fine di un'epoca, ora è tempo della globalizzazione, quell'intelligentissimo e sofisticato meccanismo per cui ci devono convincere che è più vantaggioso importare patate dal Vietnam o basilico dal Messico, piuttosto che coltivarlo sulle nostre terre. E' l'inizio della fine, il punto di non ritorno. Ma nessuno se ne accorge, nessuno protesta, nessuno muove un dito. Siamo stati lobotomizzati, svuotati di ogni interesse nei confronti del bene pubblico, ma anche questo faceva parte del piano. Ora, non ci resta che assistere impotenti alla cementificazione selvaggia, all'abbattimento delle foreste, all'inquinamento delle falde, all'avvelenamento dell'aria, all'estinzione delle specie animali. Tutto in nome del progresso, della modernità e della globalizzazione. Che tristezza...
Photo by Paolo Penna.
mercoledì 9 giugno 2010
Impariamo da chi c'era!
Con immenso piacere pubblico la lettera del mio amico Pippo, testimone di quel triste e sciagurato giorno in cui l'Italia decise di scendere in guerra al fianco della Germania. Una testimonianza importante che, speriamo, possa essere d'insegnamento per tutti coloro che ancora "credono" nelle guerre ma che non le hanno mai vissute in prima persona. Grazie Pietro!
Il 10 giugno1940 io non c’ero ancora: infatti, sono nato il 19 agosto 1941.
Per scrivere di quel giorno ho quindi “intervistato” mia sorella Giovanna, allora quattordicenne, che ha dato via libera ai suoi ricordi. Lascio quindi a lei la parola :
“La nostra famiglia nel 1940 viveva a Trapani, dove nostro padre prestava servizio presso il Distretto militare in qualità di ufficiale del Regio Esercito. Il 10 giugno era un lunedì caldo con un sole bellissimo e un cielo terso; nelle prime ore del pomeriggio si era diffusa la voce che verso le diciotto il Duce, dal balcone di palazzo Venezia, avrebbe parlato agli Italiani e il Federale di Trapani si era adoperato perché la popolazione si radunasse in piazza per ascoltare il discorso radiotrasmesso dall’EIAR.
Noi rimanemmo a casa ma all’ora indicata accendemmo la radio che avevamo nella sala: era un mobile massiccio completo di giradischi, marca Telefunken, del cui acquisto mio padre era molto orgoglioso. Ascoltammo così dell’avvenuta dichiarazione di guerra alla Francia e all’Inghilterra e dell’entrata in guerra a fianco della Germania. La notizia ci lasciò senza parole. A casa con noi c’era l’attendente di papà, un ragazzo del nord, contadino emiliano, militare di leva, che fu l’unico a commentare (rischiando un rimprovero che non venne) : “ci siamo dati la zappa sui piedi”.
A sera, sotto i balconi della nostra casa passavano gruppi di persone, guidati da fanatici fascisti che scandivano cori entusiastici, ma quelli che venivano dietro avevano una faccia triste e malinconica, quella che i siciliani assumono nei momenti in cui prevale il “disincanto”; si intuiva fin dal primo giorno che la guerra non era per niente sentita dalla popolazione.
Anche noi non tardammo a conoscere la “paura” della guerra: il giorno dopo, l’11 giugno, aerei francesi, partiti da Tunisi, vennero a bombardare Trapani, impunemente, perché non era ancora stata piazzata la contraerea. Io con mia sorella Adele, mio fratello Matteo e la mamma (papà era al Distretto), stavamo sul balcone a guardare i grappoli neri che scendevano a terra, convinti che si trattasse di una esercitazione di nostri aerei. Capimmo che si trattava di bombe solo quando sentimmo gli scoppi e corremmo a sederci sul divano dello studio restandocene irrigiditi con la schiena appoggiata alla parete, come se potesse proteggerci. Le scuole si erano chiuse e l’anno scolastico concluso con anticipo.”
Il 10 giugno1940 io non c’ero ancora: infatti, sono nato il 19 agosto 1941.
Per scrivere di quel giorno ho quindi “intervistato” mia sorella Giovanna, allora quattordicenne, che ha dato via libera ai suoi ricordi. Lascio quindi a lei la parola :
“La nostra famiglia nel 1940 viveva a Trapani, dove nostro padre prestava servizio presso il Distretto militare in qualità di ufficiale del Regio Esercito. Il 10 giugno era un lunedì caldo con un sole bellissimo e un cielo terso; nelle prime ore del pomeriggio si era diffusa la voce che verso le diciotto il Duce, dal balcone di palazzo Venezia, avrebbe parlato agli Italiani e il Federale di Trapani si era adoperato perché la popolazione si radunasse in piazza per ascoltare il discorso radiotrasmesso dall’EIAR.
Noi rimanemmo a casa ma all’ora indicata accendemmo la radio che avevamo nella sala: era un mobile massiccio completo di giradischi, marca Telefunken, del cui acquisto mio padre era molto orgoglioso. Ascoltammo così dell’avvenuta dichiarazione di guerra alla Francia e all’Inghilterra e dell’entrata in guerra a fianco della Germania. La notizia ci lasciò senza parole. A casa con noi c’era l’attendente di papà, un ragazzo del nord, contadino emiliano, militare di leva, che fu l’unico a commentare (rischiando un rimprovero che non venne) : “ci siamo dati la zappa sui piedi”.
A sera, sotto i balconi della nostra casa passavano gruppi di persone, guidati da fanatici fascisti che scandivano cori entusiastici, ma quelli che venivano dietro avevano una faccia triste e malinconica, quella che i siciliani assumono nei momenti in cui prevale il “disincanto”; si intuiva fin dal primo giorno che la guerra non era per niente sentita dalla popolazione.
Anche noi non tardammo a conoscere la “paura” della guerra: il giorno dopo, l’11 giugno, aerei francesi, partiti da Tunisi, vennero a bombardare Trapani, impunemente, perché non era ancora stata piazzata la contraerea. Io con mia sorella Adele, mio fratello Matteo e la mamma (papà era al Distretto), stavamo sul balcone a guardare i grappoli neri che scendevano a terra, convinti che si trattasse di una esercitazione di nostri aerei. Capimmo che si trattava di bombe solo quando sentimmo gli scoppi e corremmo a sederci sul divano dello studio restandocene irrigiditi con la schiena appoggiata alla parete, come se potesse proteggerci. Le scuole si erano chiuse e l’anno scolastico concluso con anticipo.”
lunedì 24 maggio 2010
LA TRIPLETTA E' REALTA'!!!
Grandi, immensi, leggendari. Unica squadra a non essere mai stata in serie B, unica squadra ad avere centrato la Tripletta (Coppa Italia, Scudetto, Champions League). Che fenomeni, che emozione! E' stata una notte lunga e meravigliosa, conclusasi alle prime luci dell'alba quando, a San Siro, sono arrivati gli eroi di Madrid con la mitica Coppa! Peccato solo che Mou abbia deciso di lasciarci anche se, in effetti, meglio di così non avrebbe proprio potuto fare! Anni e anni di sofferenze ripagate con una stagione indimenticabile. Un grazie a tutti i ragazzi, al presidente e, soprattutto, alla nostra bandiera. Capitan Zanetti!
mercoledì 19 maggio 2010
ALCUNE CONSIDERAZIONI
* Si chiama Giro d'Italia, è una delle manifestazioni sportive più seguite ed amate dagli sportivi italiani e le prime tre tappe di questa edizione sono state disputate in Olanda. Perchè mai? Che senso ha un Giro d'Italia che parte dall'Olanda? Allora perchè non facciamo che il Giro di Francia parte dalla Polonia? Quale perversa strategia avrà guidato gli organizzatori? Quale geniale pensata alla base di questa decisione? Difficile dirlo...
* La marea nera causata dall'esplosione della piattaforma petrolifera avvenuta nel Golfo del Messico non accenna a fermarsi. Siamo di fronte all'ennesimo disastro ecologico ma, a quanto sembra, i precedenti non sono serviti a nulla. Che tristezza!
* Altri due militari italiani sono morti in Afghanistan. Ci raccontano che sono stati inviati laggiù in Missione di Pace. Ma che Pace è quella in cui ogni giorno qualcuno viene fatto saltare in aria? Non sarebbe ora di tornarsene a casa prima che la lunga lista di morte si allunghi ulteriormente? Per i nostri politici che non rischiano niente, naturalmente no. Perchè non ci mandiamo allora il figlio di La Russa a fare l'eroe pacificatore? Ovviamente solo perchè a Kabul le discoteche non abbondano...
* Chiudiamo con una buona notizia: il micio Vinicio, che anche da queste pagine aveva lanciato un appello per essere adottato, ha finalmente trovato casa. Ora è felice, coccolato e rassicurato dal suo nuovo papà, a cui va tutta la nostra riconoscenza. Bravo!
* La marea nera causata dall'esplosione della piattaforma petrolifera avvenuta nel Golfo del Messico non accenna a fermarsi. Siamo di fronte all'ennesimo disastro ecologico ma, a quanto sembra, i precedenti non sono serviti a nulla. Che tristezza!
* Altri due militari italiani sono morti in Afghanistan. Ci raccontano che sono stati inviati laggiù in Missione di Pace. Ma che Pace è quella in cui ogni giorno qualcuno viene fatto saltare in aria? Non sarebbe ora di tornarsene a casa prima che la lunga lista di morte si allunghi ulteriormente? Per i nostri politici che non rischiano niente, naturalmente no. Perchè non ci mandiamo allora il figlio di La Russa a fare l'eroe pacificatore? Ovviamente solo perchè a Kabul le discoteche non abbondano...
* Chiudiamo con una buona notizia: il micio Vinicio, che anche da queste pagine aveva lanciato un appello per essere adottato, ha finalmente trovato casa. Ora è felice, coccolato e rassicurato dal suo nuovo papà, a cui va tutta la nostra riconoscenza. Bravo!
E VAI COL SEGUNDO TITULO!
Al termine di una domenica emozionante e, con l'immancabile buona dose di sofferenza, è arrivato anche il segundo Titulo! E'stata dura perchè la palla non ne voleva sapere di entrare in porta e la Roma vinceva già 2 a zero. Pali, traverse e miracoli del portiere senese hanno fatto pensare al peggio, a una di quelle domeniche che nascono storte. Poi, invece, ecco il grande, mitico e irresistibile Principe Milito che, con una delle sue incredibili giocate, riusciva ad infilare la porta difesa da Curci. Gioia, tripudio, esultanza! Non abbiamo capito più niente. Ma la partita non era ancora finita e i rimanenti minuti sono stati tra i più lunghi che riesca a ricordare, se non si tiene conto dell'esame di maturità. E così adesso gli scudetti in bacheca salgono a diciotto. Il prossimo anno sulla maglia nerazzurro sfoggeremo la doppia coccarda dello Scudetto e della Coppa Italia. Ora non ci resta che prepararci all'ultima battaglia, nella speranza che i ragazzi sabato ci regalino l'ingresso nella leggenda! Forza, forza, forza...
martedì 4 maggio 2010
L’ACQUA È VITA!
Petrizione del WWF. L’ACQUA È VITA E LA VITA NON PUÒ ESSERE OGGETTO DI SPECULAZIONE. L’acqua dev’essere considerata come un bene comune e dev’essere sottratta dai processi speculativi. Le nuove norme che prevedono la gestione dei servizi pubblici, e tra questi la gestione dei servizi idrici, impongono di dismettere entro il 31 dicembre del 2011 ogni tipo di gestione pubblica.
IL GESTORE DEL RUBINETTO DIVENTA IL PROPRIETARIO DELL’ACQUA. Dando il servizio di gestione di tutti gli impianti che fanno arrivare l’acqua sino ai nostri rubinetti, l’obbligo di privatizzazione della gestione comporta di fatto la privatizzazione della risorsa. Dunque poco importa se la legge dice che l’acqua rimane pubblica quando la stessa legge dice che tutti i servizi idrici devono essere privatizzati.
LA PRIVATIZZAZIONE DEI SERVIZI CI PORTA A MONOPOLI E QUESTI COMPORTANO INEFFICIENZA, ALTI PREZZI E DIPENDENZA. Anche le leggi di mercato sconsigliano di affidare in esclusiva i servizi essenziali ai privati, perché ciò comporta la costituzione di un potere enorme in mano ad uno solo operatore, che senza concorrenza non ha interesse a raggiungere l’interesse dell’utente, ma solo il proprio. E l’utente di fronte ad un solo operatore diventa ricattabile. La privatizzazione comporta una gestione mirata a garantire il profitto del gestore anche a discapito della salvaguardia della risorsa.
LA TUTELA DELL’ACQUA NON PUÒ ESSERE AFFIDATA SOLO AL PREZZO DI MERCATO. Le logiche di mercato portano alla vendita e al consumo di sempre maggiori quantità di acqua,
LA SALVAGUARDIA DELLA RISORSA RICHIEDE INVECE RISPARMIO ED EFFICIENZA NEL SUO USO.
LA PROPOSTA DEL WWF. Non siamo contro la partecipazione dei privati nella gestione dei servizi pubblici, ma è stata superata la misura. La battaglia per restituire all’acqua la certezza di essere pubblica assume oggi un valore più che simbolico e impone una riflessione sull’attuale tendenza a privatizzare tutti i servizi.
IL WWF RITIENE ESTREMAMENTE PERICOLOSO RIMETTERE LA POSSIBILITÀ DI EROGARE UN SERVIZIO PUBBLICO SOLO SE ESISTE LA POSSIBILITÀ DI TRARRE DA QUESTO GUADAGNO.
Il WWF, assieme al “Forum dell’Acqua” e con l’adesione di 400.000 cittadini, ha presentato una proposta di legge che rivede il modello di gestione della risorsa acqua. Il Parlamento l’ha bloccata. A questo punto non rimane che la via del referendum. L’ACQUA, COME L’ARIA CHE RESPIRIAMO, DIPENDE DAI CICLI NATURALI. LA SUA QUALITA’ E’ STRETTAMENTE COLLEGATA ALLA CONSERVAZIONE DELL’AMBIENTE E ALLA PREVENZIONE DI OGNI FORMA DI INQUINAMENTO. Questo impone una visione d’insieme e la possibilità d’intervento su ogni fase del ciclo e della gestione dell’acqua che solo la Pubblica Amministrazione può e deve avere. Questo è quanto noi chiediamo. Per maggiori informazioni: http://www.acquabenecomune.org/
IL GESTORE DEL RUBINETTO DIVENTA IL PROPRIETARIO DELL’ACQUA. Dando il servizio di gestione di tutti gli impianti che fanno arrivare l’acqua sino ai nostri rubinetti, l’obbligo di privatizzazione della gestione comporta di fatto la privatizzazione della risorsa. Dunque poco importa se la legge dice che l’acqua rimane pubblica quando la stessa legge dice che tutti i servizi idrici devono essere privatizzati.
LA PRIVATIZZAZIONE DEI SERVIZI CI PORTA A MONOPOLI E QUESTI COMPORTANO INEFFICIENZA, ALTI PREZZI E DIPENDENZA. Anche le leggi di mercato sconsigliano di affidare in esclusiva i servizi essenziali ai privati, perché ciò comporta la costituzione di un potere enorme in mano ad uno solo operatore, che senza concorrenza non ha interesse a raggiungere l’interesse dell’utente, ma solo il proprio. E l’utente di fronte ad un solo operatore diventa ricattabile. La privatizzazione comporta una gestione mirata a garantire il profitto del gestore anche a discapito della salvaguardia della risorsa.
LA TUTELA DELL’ACQUA NON PUÒ ESSERE AFFIDATA SOLO AL PREZZO DI MERCATO. Le logiche di mercato portano alla vendita e al consumo di sempre maggiori quantità di acqua,
LA SALVAGUARDIA DELLA RISORSA RICHIEDE INVECE RISPARMIO ED EFFICIENZA NEL SUO USO.
LA PROPOSTA DEL WWF. Non siamo contro la partecipazione dei privati nella gestione dei servizi pubblici, ma è stata superata la misura. La battaglia per restituire all’acqua la certezza di essere pubblica assume oggi un valore più che simbolico e impone una riflessione sull’attuale tendenza a privatizzare tutti i servizi.
IL WWF RITIENE ESTREMAMENTE PERICOLOSO RIMETTERE LA POSSIBILITÀ DI EROGARE UN SERVIZIO PUBBLICO SOLO SE ESISTE LA POSSIBILITÀ DI TRARRE DA QUESTO GUADAGNO.
Il WWF, assieme al “Forum dell’Acqua” e con l’adesione di 400.000 cittadini, ha presentato una proposta di legge che rivede il modello di gestione della risorsa acqua. Il Parlamento l’ha bloccata. A questo punto non rimane che la via del referendum. L’ACQUA, COME L’ARIA CHE RESPIRIAMO, DIPENDE DAI CICLI NATURALI. LA SUA QUALITA’ E’ STRETTAMENTE COLLEGATA ALLA CONSERVAZIONE DELL’AMBIENTE E ALLA PREVENZIONE DI OGNI FORMA DI INQUINAMENTO. Questo impone una visione d’insieme e la possibilità d’intervento su ogni fase del ciclo e della gestione dell’acqua che solo la Pubblica Amministrazione può e deve avere. Questo è quanto noi chiediamo. Per maggiori informazioni: http://www.acquabenecomune.org/
giovedì 29 aprile 2010
TUTTI A MADRID!
Mitici! Eroici! Leggendari! Ragazzi, che partita! In dieci contro undici abbiamo resistito al terribile arrembaggio del Barcellona con orgoglio, determinazione e anche un po' di culo, che non guasta mai. Certo, le coronarie sono state messe a dura prova, abbiamo guadagnato qualche capello bianco ma, chi se ne frega! Dopo 38 anni siamo di nuovo in finale di Champions! Alla faccia di Ibra e dei gufi tutti! Grazie a Dio e a Mourinho il sogno continua. Ora scatta l’operazione Madrid. Il Topolone è incaricato di trovare i biglietti e se dovesse farcela, si affitta un camper e si parte alla volta della Spagna! Che emozione, che gioia! Grazie ragazzi! Grazie davvero!
mercoledì 28 aprile 2010
L'inter, l'amianto e le brioscine Tomarchio
Ciao amici, scusate la prolungata assenza ma ho avuto parecchie cose da fare che mi hanno portato inevitabilmente a trascurare il blog. Sperando che siate sopravvissuti alla mia assenza torno a voi per comunicarvi che da stamattina sono in un'ansia pazzesca per la sfida di questa sera dei ragazzi che tenteranno di uscire indenni dalla sfida col Barcellona. Non sarà facile ma venderemo cara la pelle! Per il resto il mondo procede sempre all'incontrario e ormai non ci si stupisce più di nulla. L'unica nota lieta è stata la condanna dei vertici dei cantieri navali di Palermo, colpevoli della morte di numerosi operai intossicati dall'amianto. Certo, è poca cosa, ma per una volta l'impunità non ha trionfato, ed è già un risultato! Prossimamente ho da sottoporvi numerosi argomenti, tra cui la tanto discussa fine del mondo, prevista per il 2012. Nell'attesa vi segnalo che al mio amico Salvatore sono finalmente arrivate via corriere le famose merendine Tomarchio che, in Sicilia e soprattutto nella zona del Catanese, sono un vero e proprio cult. Non vi dico gli sbattimenti che ha fatto pur di averle! Ne ho appena assaggiata una e devo ammettere che sono ottime. Addirittura, su facebook, ci sono dei gruppi dedicati a questi dolcetti. Vedere per credere!
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